martedì 12 gennaio 2010

omaggio a Bob Noorda

Ieri è scomparso Bob Noorda uno dei maggiori designer; di origine olandese, si trasferì a Milano negli anni cinquanta ed inizio la sua carriera collaborando con diverse aziende. Tra i suoi tanti lavori che lo resero famoso in tutto il modo, vi è la progettazione della segnaletica della metropolitana milanese, realizzata agli inizi degli anni sessanta in collaborazione con l'architetto Franco Albini. L'intento di Noorda era di creare una simbiosi tra l'arredamento delle stazioni e le indicazioni che servivano da orientamento per i viaggiatori, dando così vita alle famose fasce colorate, rosso per la linea 1 e verde per la linea 2. L'idea rivoluzionaria è stata quella di sostituire i cartelli con i nomi delle stazioni con una fascia colorata lungo tutta la stazione, dove il nome della stessa, in bianco, si ripeteva ogni cinque metri consentendo così al passeggero di capire dove si trovava anche con il treno in movimento. Questa come ha affermato lui stesso "è stata una novità mondiale, una idea ora copiata in tutte le metropolitane come per esempio Montreal.."
Per questo progetto venne anche studiato un carattere nuovo, partendo dall'Helvetica, al fine di rendere la segnaletica molto leggibile.
Quale migliore omaggio a Noorda con una fotografia con il simbolo della Metropolitana sullo sfondo del Duomo, a sottolineare il legame tra questo grande maestro e la sua Milano attraverso la sua opera più importante che ci accompagna quotidianamente nei nostri viaggi "underground".

fonti: http://blog.giofugatypepe.com
http://oblique.it/manifesto_noorda.htlm
http://www.educational.rai.it/lezionididesign/designers/noordab.htlm




domenica 10 gennaio 2010

Milano sotto la neve

Oggi sorpresa, apro il Corriere della Sera, sulle pagine di Milano e trovo pubblicata questa mia foto fatta ai giardini di via Palestro dopo l'ultima nevicata, estratta tra le migliori di "Milano sotto la neve". Non è stata tra i primi tre, ma è lo stesso una piccola e bellissima soddisfazione!


lunedì 7 dicembre 2009

Oltre il muro

Nel mese di novembre appena trascorso, per il XX anniversario della caduta del muro di Berlino, la città di Milano ha celebrato tale evento con diverse manifestazioni tra le quali "PLAZA: oltre il limite 1989-2009" con un percorso espositivo a cielo aperto con l'esposizione in alcune piazze e luoghi simbolo della città di opere di arte contemporanea, tra sculture, video art, percorsi fotografici che parlano di muri e frontiere superate, di incontri e incomunicabilità, di unione e solitudine, di libertà e alleanza tra i popoli.
Un'altro evento suggestivo è stato l'istallazione di due torri di vedetta del muro allestite sul cavalcavia Bussa all'Isola, da parte del collettivo artistico Fehlstelle di Dusseldorf. Queste torri illuminano il cavalcavia con delle luci di controllo, ricreando quella sensazione di disagio ed ansia vissuta in quegli anni dai cittadini di Berlino Est.
Ho voluto quindi fissare questo evento con qualche immagine che ritengo più rappresentativa e che più mi ha colpito. In piazza Duca d'Aosta l'opera di Francesco Lussana "Abbattere per ri-costruire" è costituita da un muro in calcestruzzo riempito di graffiti ed affiancato da mezzo meccanico utilizzato per abbattere i muri per poi ricostruire.
Tali opere le ho trovate molto simboliche, soprattutto così contestualizzate: la piazza della stazione Centrale punto di arrivo e partenza, con le sue note prolematiche sociali, ed il cavalcavia Bussa che unisce due punti di città, in via di trasformazione, separati dai binari della stazione Garibaldi.
La luce di queste torri sta a simboleggiare, a mio parere, l'illuminazione di questa città al fine di richiamare l'attenzione sulle sue realtà molto spesso nascoste ai nostri occhi. Perchè Milano, come tutte le metropoli del resto, non è solo lavoro, benessere, ricchezza ed innovazione con nuovi progetti e grattacieli che crescono, peraltro belli e fondamentali, per carità, per far diventare questa città veramente europea dopo decenni di immobilismo.
Accanto a questo occorre saper guardare più da vicino, nessuno è escluso da questo, a ciò che è più prossimo a noi che magari non vediamo perchè troppo presi dalle proprie cose spesso dettate dall'egoismo. Bisognerebbe imparare a saper guardare anche al di là di quei muri che ci circondano, spesso invisibili e che sono anche dentro di noi, che nascondono sofferenze, solitudine, ma anche forse indifferenza e superficialità.
Questa città perennemente di corsa, caratteristica propria di Milano, dove è sempre più difficile incontrarsi e vivere qualche cosa di vero e, dove l'amicizia sempre più spesso si nasconde dietro a un nickname o come viene identificata nei socialnetwork, semplicemente "un contatto", venendo così a creare nuovi di muri invisibili di incomunicabilità.
Penso che questo debba far riflettere perchè riguarda tutti e a poco servirebbe abbattere quei muri che sempre più spesso accompagnano le campagne politico-sociali quotidianamente, dettate più da interessi di vario tipo più che per l'Uomo in quanto tale. Occorre iniziare, ciascuno nel proprio piccolo, ad abbattere quei piccoli muri che ci separano dalle cose più semplici e dalle persone più vicine a noi che magari stanno in attesa di un gesto al di la del muro. Questo è un compito tutt'altro che facile, difficilissimo oserei dire, ma una volta che se ne è preso atto si può iniziare ad abbattere il muro, magari piano piano, pezzo per pezzo al fine di ricostruire qualche cosa di più bello e vero! E' possibile tutto ciò o è una mera illusione?

fonti:
http://www.milanoplaza.it
/http://www.archiportale.com/eventi/2009/milano/il-muro-di-berlino-a-milano_6167.html





domenica 15 novembre 2009

L'autunno

L'autunno è la stagione che preferisco dove la natura offre dei colori stupendi con tonalità dal giallo al rosso anche in una grande città come Milano.
Lasciarsi alle spalle per un attimo la Milano in "verticale" con i suoi edifici, i suoi grattacieli, la sua storia ed entrare in uno dei suoi parchi, magari in una giornata uggiosa tipicamente novembrina ed ecco che si viene avvolti dal silenzio, interrotto dallo scorrere dell'acqua di una fontana o dal brusio lontano di gente a passeggio.
Dopo aver fatto quattro passi, vien voglia di sedersi su una panchina a gustarsi questa atmosfera...a pensare, circondati da un tappeto di foglie rosse e gialle. L'autunno è anche una stagione meditativa e allora tante cose vengono in mente, tanti ricordi: le persone, le situazioni incontrate e vissute nel corso degli anni, ognuna con una sua caratteristica, unica ed importante, proprio come ciascuna foglia di un albero.
Ed ecco che quando sopraggiunge l'autunno e le foglie degli alberi ingialliscono e cadono, viene da pensare anche ai nostri affetti che possono cambiare, deteriorarsi o finire in quella che è la dinamicità della vita. Davanti a questo l'uomo si trova smarrito e fragile, ma va ricordato che l'albero non rimarrà spoglio perchè passato l'inverno, a primavera, nuovi germogli porteranno vita nuova, proprio come quella alla quale l'uomo stesso aspira, quello di non rimanere spoglio e solo, ma di essere circondato di foglie nuove.

domenica 18 ottobre 2009

Una sequenza di sensazioni

Un'inquadratura dello stesso soggetto, di un panorama, in differenti momenti del giorno, offre diversi tipi di sensazioni e per sottolineare ciò, osservando da un punto privilegiato e complice la giornata ventosa in grado di offrire a Milano un cielo limpido e terso, è possibile vedere stagliarsi le moli dei grattacieli più alti della città in perfetta simbiosi.
l'Altra Sede della Regione Lombardia quasi ultimata, progettata dallo studio newyorkese Pei Cobb & Partners con Caputo patnership e Sistema Duemila, che si unisce in un dialogo architettonico con il Pirelli di Giò Ponti a partire dalle forme, concava la prima e convessa la seconda. A questo si unisce la diversa sensazione che si avverte guardando questi grattacieli da diverse angolazioni o con un diverso taglio di luce come qui, sia per i riflessi dell'illuminazione artificiale notturna, sia per quelli prodotti dal sole all'alba. Aspetti ben descritti dallo stesso Giò Ponti il quale scrisse: "un grattacielo è come una montagna, uno girandoci attorno deve sempre scoprire nuovi profili, nuove sensazioni".
A completamento di ciò, quasi a sottolineare il pensiero di Ponti, ma anche in linea con l'ispirazione ai monti lombardi nei corpi bassi dell'Altra Sede, emerge sullo sfondo, dietro i grattacieli, la mole innevata del Monte Rosa ad offrire nuove sensazioni quasi in una sintesi di un connubio perfetto.
Un insieme di meraviglia della natura e dell'uomo che lascia, ancora una volta, la parola alla fotografia stessa per esprimere al meglio questa sequenza di sensazioni.

fonti:
http://www.skyscrapercity.com/
http://www.altrasede.regione.lombardia.it/

la sera

dalle prime luci dell'alba

lunedì 29 giugno 2009

Un luogo di confine tra cielo e terra

Questa è tra le migliori definizioni che sono state date al piccolo, ma importante angolo della Francia nel quale mi reco ormai da dieci anni: "una linea di confine tra cielo e terra, la porta di passaggio tra la realtà e il mondo a cui tutti aspiriamo, un fazzoletto di terra dove regnano la pace, la preghiera, persone, lingue e culture diverse, in un clima di serenità e tolleranza" e nel quale, aggiungo io, ci si educa alla gratuità con piccoli gesti, con attenzioni reciproche accompagnati anche solo da un semplice sorriso.
(fonte: http://blog.oftalmilano.it/)
Un posto particolare e suggestivo, che a me piace molto, di questo luogo è la cosiddetta Prateria, immersa nel verde della natura e lambita dal silenzioso scorrere del fiume Gave. In essa, al mattino presto o verso il tramonto è possibile rimanere soli, una piccola pausa dai ritmi che caratterizzano le giornate di questa cittadina, e camminare in silenzio a pensare incontrando se stessi.
Un modo, un'esperienza per ricaricarsi e tornare alla vita quotidiana portando con sè un po' dell'atmosfera che si respira in questa località ai piedi dei Pirenei.


lunedì 1 giugno 2009

Milano è fotogenica?

Rispondo a questa domanda con le parole dello scrittore Carlo Castellaneta il quale, in uno dei suoi libri ("la mia Milano" - Arnaldo Mondadori Editore, 1989), così intitolò un capitolo dal quale riporto alcuni stralci commentati con fotografie di scorci scattate qua e là per la città.

"... Milano non è monumentale, possiede poche e sparse bellezze artistiche, ma anche molti scorci significativi, che la fanno essere quel che è: la metropoli più moderna d'Italia. Per il fotografo essa non è una modella facile, che si mette in posa. Bisogna andare a cercarla, sorprenderla come cammina, mentre non sospetta di essere vista, mentre si rifà il trucco. Ci sono prospettive, anche per il fotografo dilettante, che sono così inequivocabilmente milanesi, da non richiedere tecniche di esecuzione particolari. Parlo di un primo piano di rotaie bagnato dalla pioggia autunnale, quella curva di binario sul selciato che ogni nativo conosce fin da bambino, perché vi è scivolato dentro la ruota della bicicletta".

binari in via Broletto


Milano non sarà bella, ma fotogenica si. Il che significa che il soggetto può anche essere in sé poco attraente, ma stampato diventa suggestivo, parlante, evocativo, più di tanti luoghi celebrati...... ...... I grattacieli tutti sanno dove trovarli, ma se li inquadrate da via De Castilia (vecchia strada dell'Isola) allora avrete nel mirino anche i tetti delle ultime case di ringhiera e dunque il senso della trasformazione, del trapasso tra vecchio e moderno che sono i connotati autentici di questa città......"

Isola e via De Castilia-maggio 2009


Ed ancora: "..... Milano non ama, nemmeno in fotografia, i colori sgargianti. Il bianco nero è più consono al suo ruvido carattere lombardo, e la fa guadagnare in fotogenia. certi angoli di Brera, certi cortili artigiani, persino certe facce si esaltano alle ombre del bianconero più che nei cromatismi da carta patinata".
Ed infine un suggerimento: "..... andate sul ponte di ferro della stazione di Porta Genova: quei muraglioni, quei fasci di binari, non sono la sequenza di un vecchio film di Carnè, sono il cuore antico di una città che continua a cambiare......"

angoli di Brera

la casa di ringhiera


il ponte di P.ta Genova


lungo il Naviglio Grande